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Nasce la rete per la rigenerazione urbana. Barni: "La cultura ricostruisce territori e comunità"

La prima a livello nazionale per rendere più solide e stabili le pratiche di sviluppo a base culturale

"Far emergere e sostenere progettualità dal basso che trasformino i territori attraverso la cultura e la rigenerazione urbana a base culturale".

È l'obiettivo con cui la vicepresidente e assessore alla cultura della Regione Toscana Monica Barni ha sostenuto la nascita a Sansepolcro, all'interno di CasermArcheologica, della prima rete nazionale dedicata alla rigenerazione urbana che si sta costituendo per rendere più solide e stabili le pratiche di sviluppo a base culturale.

La Regione Toscana, infatti, "sta costruendo politiche culturali che abbiano come visione la generazione di significato attraverso la cultura, quale motore trasformativo dei territori e per la ricostruzione di comunità", ha aggiunto Barni.

La rigenerazione di CasermArcheologica è stata possibile grazie alla Regione Toscana attraverso il bando promosso dall'assessorato alla Cultura volto a sostenere progetti di valorizzazione delle realtà di arte contemporanea presenti nel territorio regionale.

Barni ha anche accennato a una imminente linea di finanziamento che sarà lanciata nel 2020 dalla Regione "per dare sostenibilità a progetti concreti di rigenerazione urbana. È una proposta che andrà prossimamente in giunta".

Presenti al battesimo della Rete, oltre alla vicepresidente regionale Monica Barni, il direttore del settore ricerca e cultura della Toscana, Roberto Ferrari, il delegato del Mibact, direzione generale creatività contemporanea e rigenerazione urbana, Luciano Antonino Scuderi, rappresentanti di Anci e alcuni Amministrazioni comunali che hanno attivato politiche di rigenerazione urbana nei propri territori a cominciare dal sindaco di Sansepolcro.

La rete

La rete sarà composta dai gestori di spazi dedicati a produrre cultura e fare società, imprenditori civici, che si impegnano in progetti di riattivazione di spazi abbandonati, dismessi o parzialmente inutilizzati per farne centri generativi, inclusivi e abilitanti per le persone e la comunità. Le pratiche che rappresentano costituiscono un movimento che apre opportunità di azione sociale diretta, e tracciano nuove rotte per le politiche pubbliche, non si tratta dunque solo di "buone pratiche", ma sono campi di sperimentazione, scambio, apprendimento e co-produzione tra gli attori dell'innovazione e della sostenibilità urbana.

Prospettive

L'appuntamento è servito anche per confrontarsi e dare prospettive di medio e lungo periodo ai processi di recupero di spazi in disuso, attraverso processi culturali capaci di aggregare le comunità territoriali.

Nella ex caserma di via Aggiunti 55, oggi spazio dedicato all'arte e ai processi di cittadinanza attiva, si sono incontrati esponenti di Istituzioni pubbliche e private, Fondazioni, ricercatori, operatori provenienti da tutta Italia per confrontarsi su un'agenda comune che permetta di analizzare i risultati delle diverse esperienze avviate ormai da alcuni anni e di individuare gli ostacoli che impediscono una piena valorizzazione dei processi in corso.

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In Italia infatti, a fronte di una grandissima vivacità nata intorno a luoghi abbandonati, che sono ora presidi culturali irrinunciabili ed espressione di politiche pubbliche riconosciute di valore (come l'esempio della Toscana), il quadro normativo e le politiche territoriali rimangono ancora confuse e di breve periodo.

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